
L' inizio dell'avventura è al parcheggio di malga Bedole, in cima alla val Genova

Raggiunto in 10 minuti il rifugio Bedole (circa 1.650 m) si prende il sentiero che sale verso il rifugio Mandrone

Dal sentiero si riesce sempre a scorgere i 2 ghiacciai, a sinistra quello delle Lobbie e a destra quello del Mandrone, con le relative cascate dovute al disgelo

Una volta giunti nei pressi del rifugio una visita al centro studi glaciologici è d'obbligo e molto interessante. Vicino c'è anche una vecchia caserma distrutta dai bombardamenti nella prima guerra mondiale

Passato il rifugio il sentiero scende verso una bellissima zona di laghetti e passerelle sull'acqua

Il sentiero ricomincia a salire, e a circa 2500 m di quota si inizia a "pestolare" sulla neve, fino ad arrivare...

Alla vedretta della Lobbia, il passo che dà l'accesso al ghiacciaio. Lo spettacolo che ci si apre davanti è spettacolare, e anche se non è la prima volta che lo vediamo restiamo a bocca aperta. E' anche la prima volta che lo attraversiamo completamente, quindi c'è anche un po' di inquietudine, dovuta anche a sporadici rumori dovuti al movimento del ghiaccio (lontani rumori, per fortuna)

Una bella traccia da seguire c'è, inforchiamo i ramponi, picozza in mano e via

La neve è abbastanza compatta e si vede ogni tanto il ghiaccio riaffiorare, molto diverso dall'anno prima, dove di neve non c'era nessuna traccia e si camminava su ghiaccio vivo...

La giornata continua ad ingrigirsi, per fortuna tende a stare nella zona tra la val Genova e la Presanella (completamente coperta da nubi scure). Sentiamo tuoni in lontananza... è meglio affrettarsi!

Nella neve non è però facile camminare veloci, tiene abbastanza bene ma ci sono alcuni punti dove "sfonda" fino al ginocchio

Il sollievo nel vedere un piccola "punta" del rifugio è veramente tanto. Ma non è ancora finita, c'è una gran bella salita da fare, tutta nella neve

Ok guardare sempre avanti, ma anche un occhio indietro verso la strada che abbiamo fatto non è affatto male! Peccato che il temporale si avvici, sentiamo i tuoi sopra di noi e penso che avere una picozza in mano non sia affatto una buona idea. Ultimo sforzo e alle 15.00 del pomeriggio riusciamo a mettere piede nel rifugio, riuscendo a prendere solo di striscio una grandinata

E' tempo di relax, di un buon tè caldo e dell'accoglienza del rifugista Romano (di nome, non di fatto) e di tutto il suo staff. Verso sera il tempo migliora e lascia intravedere la bellezza e la magia del posto in cui ci troviamo:

Cresta Croce

Cima Adamello, coperta di nubi con il Pian di Neve al di sotto


E uno dei tramonti più belli che abbia mai visto. Si chiude così la prima giornata, ovviamente dopo una buona cena e un paio di grappini della casa.
Il risveglio ci ha trovati un po' provati dalla "tirata" del giorno prima, e viste le previsioni avverse ci prepariamo, con molta calma, a ripartire verso la val Genova, attraverso il sentiero attrezzato Matarot
Solo a casa mi accorto che purtroppo ho involontariamente cambiato un'impostazione della macchina fotografica, quindi tutte le foto fatte la domenica erano decisamente sovraesposte, il che vuol dire, in un ambiente innevato e completamente bianco, inguardabili. Dopo un po' di Photoshop ne sono riuscito a salvare solo un paio, che vi "propongo"

Il rifugio, visto dall'altare di Giovanni Paolo II

A partire dal rifugio fino all'attacco della ferrata non si smette di "pestare" nella neve.

Quasi arrivati all'attacco della ferrate, che abbiamo percorso con imbrago e kit, dato che il porfido bagnato è scivolosissimo e rischiare una caduta adesso non ha senso.

La cascata, che porterà acqua, e noi, fino al rifugio Bedole. Prima su sassi e zone di frana poi su boschi e una tranquilla camminata, fino alla macchina.